La storia di Milano, i suoi luoghi, i suoi personaggi. Un blog di Mauro Colombo

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sabato 14 marzo 2015

La scomparsa cascina Arzaga



cascina arzaga primaticcio


In via Arzaga, nei pressi di via Primaticcio, sorgeva un tempo una delle più grosse cascine della zona di porta Vercellina: la cascina Arzaga.
Circondata da fertili campi coltivati, era  un bell'esempio di costruzione agricola milanese del quattrocento.

cascina arzaga primaticcio



cascina arzaga primaticcio Scriveva Raffaele Bagnoli nel 1965: "La fronte della costruzione è in cotto e chiusa alle ali da facciate di pietra ornate di decorazioni goticheggianti. Un ampio portale introduce nell’ampia corte occupata per tre lati da una loggia a grandi archi acuti dimezzati nella loro altezza in modo da consentire l’uso ad abitazione civile. Il lato aperto verso la campagna è occupato in parte dalle costruzioni dell’antica chiesetta ora abbandonata, ed in pietosissime condizioni, curiosa costruzione che riproduce in minori proporzioni la forma della vera chiesa di S. Carlo al Lazzaretto".
Era composta da due cortili, uno per le abitazioni dei salariati e la casa padronale, con tanto di chiesetta; l'altro per le stalle e le scuderie, e le rimesse per i carri agricoli.

cascina arzaga primaticcio

cascina arzaga primaticcioFamosa era l'enorme vasca-abbeveratorio, in granito scolpito.
Purtroppo questo importante monumento all'agricoltura venne barbaramente demolito nell'inverno del 1966, per permettere alla società proprietaria dei terreni di edificare gli attuali palazzoni.
Negli ultimi anni era comunque già circondata da alti edifici, e vi dovette convivere (ormai semi-abbandonata) per qualche tempo, in una lenta agonia.
Ebbe al suo fianco, per pochi anni, anche la chiesa in legno costruita in fretta e furia per i nuovi abitanti del quartiere, mentre la nuova chiesa, quella in muratura (dedicata ai Santi Patroni d'Italia) venne inaugurata quando ormai la cascina era solo un ricordo.
Ecco la cascina in una ripresa aerea del 1960: la si nota con la classica forma ad U, tra la larghisisma via san Gimignano (oggi alberata), e la via Primaticcio.

cascina arzaga primaticcio

arzaga primaticcio

cascina arzaga primaticcio Boccaccio 70Della cascina Arzaga, oltre alle foto in bianco e nero qui pubblicate, rimane anche una sfuggevole traccia in alcuni fotogrammi a colori del  film "Boccaccio 70", del 1962 (primo episodio "Renzo e Luciana"). Ecco la cascina, di sfondo, mentre i protagonisti vanno a sposarsi nella chiesa di legno (fuori campo) poi dedicata ai Santi Patroni.


 mauro colombo
maurocolombomilano@virgilio.it
marzo 2015

Vedi anche l'articolo dedicato alle cascine milanesi, clicca qui.



domenica 8 marzo 2015

Primi autobus elettrici


rognini balbo milano autobus elettrici

Oggi il trasporto pubblico cittadino effettuato con autobus tende ad essere sempre più amico dell'ambiente: i nuovi veicoli ATM rispettano normative antinquinamento molto severe, ma l'autobus elettrico per ora non si vede. 
rognini balbo milano autobus elettriciEppure, quasi cento anni fa, un tentativo di far circolare a Milano autobus elettrici venne fatto.
Era il 6 gennaio 1922 quando l'impresa Rognini e Balbo, con sede operativa in via Spontini, mise in regolare servizio nove veicoli elettrici ad accumulatori (e un rimorchio).
Il percorso di linea era: via Sarpi (angolo via Canonica), via Volta, via Moscova, via Cernaia, via Borgonuovo, via Verziere, via Brolo, via Ospedale.
Qui sotto, vediamo una vettura proprio di fronte all'antico ospedale sforzesco, e in corso Sempione.

rognini balbo milano autobus elettrici
rognini balbo milano autobus elettrici

Questi autobus di colore bianco con interni in velluto rosso potevano trasportare fino a 60 persone, alla velocità di 25 chilometri orari.
rognini balbo milano autobus elettriciL'accordo con il Comune prevedeva che le eventuali perdite fossero a carico del privato, mentre gli utili si sarebbero divisi (quasi) equamente: 55% al Comune, 45% al privato.
Benchè l'impresa Rognini fosse convinta di far concorrenza ai tram, i veicoli elettrici presentarono vari problemi, tra i quali la scarsa autonomia di servizio e la poca affidabilità. 
A quanto ci risulta, il servizio venne soppresso al termine del primo anno di esercizio, quando a conti fatti l'esperimento si rivelò antieconomico.
Alcuni esemplari vennero comunque mantenuti, e opportunamente trasformati, furono sfruttati dal 1928 per il servizio funebre, al posto dei tram funebri detti Gioconda (ne abbiamo parlato qui).
La Rognini e Balbo continuò comunque la sua attività in altri contesti, come ad esempio Vicenza, alla quale fornì alcune filovie.


rognini balbo milano autobus elettrici

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mauro colombo
marzo 2015
ultimo aggiornamento: maggio 2015
maurocolombomilano@virgilio.it