La storia di Milano, i suoi luoghi, i suoi personaggi. Un blog di Mauro Colombo

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sabato 14 marzo 2015

La scomparsa cascina Arzaga



cascina arzaga primaticcio


In via Arzaga, nei pressi di via Primaticcio, sorgeva un tempo una delle più grosse cascine della zona di porta Vercellina: la cascina Arzaga.
Circondata da fertili campi coltivati, era  un bell'esempio di costruzione agricola milanese del quattrocento.
La cascina era stata già teatro delle cronache milanesi per il vastissimo incendio che ne divorò una parte, nel settembre del 1929 (all'epoca si scrisse che i danni ammontassero a diverse centinaia di migliaia di lire).

cascina arzaga primaticcio



cascina arzaga primaticcio Scriveva Raffaele Bagnoli nel 1965: "La fronte della costruzione è in cotto e chiusa alle ali da facciate di pietra ornate di decorazioni goticheggianti. Un ampio portale introduce nell’ampia corte occupata per tre lati da una loggia a grandi archi acuti dimezzati nella loro altezza in modo da consentire l’uso ad abitazione civile. Il lato aperto verso la campagna è occupato in parte dalle costruzioni dell’antica chiesetta ora abbandonata, ed in pietosissime condizioni, curiosa costruzione che riproduce in minori proporzioni la forma della vera chiesa di S. Carlo al Lazzaretto".
Era composta da due cortili, uno per le abitazioni dei salariati e la casa padronale, con tanto di chiesetta; l'altro per le stalle e le scuderie, e le rimesse per i carri agricoli.

cascina arzaga primaticcio

cascina arzaga primaticcioFamosa era l'enorme vasca-abbeveratorio, in granito scolpito.
Purtroppo questo importante monumento all'agricoltura venne barbaramente demolito durante il 1966.
La licenza edilizia di demolizione era arrivata dal Comune nel 1963, e quando nel 1966 la Sovraintendenza emise il vincolo di salvaguardia per interessi artistico-storici. A quel punto però la proprietà pensò bene di demolire egualmente l'edificio.
Sopravvisse per qualche mese solo il chiosco della cappelletta, che era abitato da un pastore. Anche questo venne raso al suolo durante una notte dei giorni acavallo del ferragosto 1966. Del barbaro e vile atto se ne duole il Corriere il 19 agosto.
cascina arzaga milano bande nere demolita

Negli ultimi anni era comunque già circondata da alti edifici, e vi dovette convivere (ormai semi-abbandonata) per qualche tempo, in una lenta agonia.
Ebbe al suo fianco, per pochi anni, anche la chiesa in legno costruita in fretta e furia per i nuovi abitanti del quartiere, mentre la nuova chiesa, quella in muratura (dedicata ai Santi Patroni d'Italia) venne inaugurata quando ormai la cascina era solo un ricordo.
Ecco la cascina in una ripresa aerea del 1960: la si nota con la classica forma ad U, tra la larghisisma via san Gimignano (oggi alberata), e la via Primaticcio.

cascina arzaga primaticcio

arzaga primaticcio

cascina arzaga primaticcio Boccaccio 70Della cascina Arzaga, oltre alle foto in bianco e nero qui pubblicate, rimane anche una sfuggevole traccia in alcuni fotogrammi a colori del  film "Boccaccio 70", del 1962 (primo episodio "Renzo e Luciana"). Ecco la cascina, di sfondo, mentre i protagonisti vanno a sposarsi nella chiesa di legno (fuori campo) poi dedicata ai Santi Patroni.


 mauro colombo
maurocolombomilano@virgilio.it
marzo 2015
ultimo aggiornamento: maggio 2017

Vedi anche l'articolo dedicato alle cascine milanesi, clicca qui.



domenica 8 marzo 2015

Primi autobus elettrici


rognini balbo milano autobus elettrici

Oggi il trasporto pubblico cittadino effettuato con autobus tende ad essere sempre più amico dell'ambiente: i nuovi veicoli ATM rispettano normative antinquinamento molto severe, ma l'autobus elettrico per ora non si vede. 
rognini balbo milano autobus elettriciEppure, quasi cento anni fa, un tentativo di far circolare a Milano autobus elettrici venne fatto.
Nel 1921 il Comune di Milano stipulò una convenzione con la ditta Rognini e Balbo per la messa in esercizio di una linea di servizio pubblico mediante autobus elettrici.
Così, il 6 gennaio 1922, la Rognini e Balbo, con sede operativa in via Spontini, mise in servizio nove veicoli elettrici ad accumulatori (e un rimorchio).
Il percorso di linea era: via Sarpi (angolo via Canonica), via Volta, via Moscova, via Cernaia, via Borgonuovo, via Verziere, via Brolo, via Ospedale.
Qui sotto, vediamo una vettura proprio di fronte all'antico ospedale sforzesco, e in corso Sempione.

rognini balbo milano autobus elettrici
rognini balbo milano autobus elettrici

Questi autobus di colore bianco con interni in velluto rosso potevano trasportare fino a 60 persone, alla velocità di 25 chilometri orari.
rognini balbo milano autobus elettriciL'accordo con il Comune prevedeva che le eventuali perdite fossero a carico del privato, mentre gli utili si sarebbero divisi (quasi) equamente: 55% al Comune, 45% al privato.
Benchè l'impresa Rognini fosse convinta di far concorrenza ai tram, i veicoli elettrici presentarono vari problemi, tra i quali la scarsa autonomia di servizio e la poca affidabilità. 
A quanto risulta, il servizio venne soppresso entro il secondo anno di esercizio, quando a conti fatti l'esperimento si rivelò antieconomico.
La fortuna non arrise all'impresa in quel breve periodo di attività.
Infatti, gli autobus fecero in tempo ad investire alcuni cittadini: nel febbraio 1923 venne travolto un operaio marmista sul ponte di san Marco, mentre il 19 novembre 1923, venne arrotato un disgraziato in via Paolo Sarpi, come ci ha tramandato il Corriere della Sera. Inoltre, la cassaforte della ditta, custodita negli uffici di via Spontini, fu trovata sfondata e svuotata la mattina del 24 novembre 1922.
Alcuni esemplari vennero comunque mantenuti, e opportunamente trasformati, furono sfruttati dal 1928 per il servizio funebre, al posto dei tram funebri detti Gioconda (ne abbiamo parlato qui).
La Rognini e Balbo continuò comunque la sua attività in altri contesti, come ad esempio Vicenza, alla quale fornì alcune filovie.


rognini balbo milano autobus elettrici

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mauro colombo
marzo 2015
ultimo aggiornamento: maggio 2017
maurocolombomilano@virgilio.it