La storia di Milano, i suoi luoghi, i suoi personaggi. Un blog di Mauro Colombo

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lunedì 28 luglio 2014

La contrada di S.Ambrogio alla Palla



L’attuale via San Maurilio corre  dalla via Torino  fino a piazza Borromeo. Prima di tale unificazione, la stretta via era divisa in due diverse contrade: la prima parte, fino all’incrocio con via Santa Marta, era detta contrada di S.Ambrogio alla Palla, la seconda contrada di San Maurilio.
Entrambe le vecchie diciture possono ancora essere lette su due muri della via.






La contrada di S.Ambrogio alla Palla era inizialmente chiamata S.Ambrogio in Solariolo (o Solarolo), dal nome di una piccola ma antichissima chiesa, una delle prime sorte dopo l’editto di Costantino per la libertà di culto.
Poiché la chiesuola era ospitata in una abitazione privata, una delle poche in città dotata di “solarium” cioè di un piano ulteriore rispetto al piano terreno, ecco che la chiesa prese tale appellativo. Così riferisce già il Verri nella sua Storia di Milano.
Il Latuada, nella sua Descrizione di Milano, racconta invece che alcuni ritenevano che la chiesa si chiamasse così per via della famiglia Solari (che ne era proprietaria o che vi abitava appresso). Ma lo stesso Autore, si mostrava scettico, in quanto la chiesa così si chiamava ben priva che fossero utilizzate i cognomi familiari, ma non trovava comunque altra spiegazione (“per altro diverso motivo deve aver riportata questa denominazione”).
Fonti certe e scritte si hanno a partire dal 1398, quando la chiesa è elencata tra le "cappelle" di Porta Ticinese (Notitia cleri 1398). La chiesa fu soppressa nel 1787 e unita alla vicina parrocchia di S.Giorgio al palazzo (via Torino).
Una volta scomparsa la chiesa, la contrada mantenne nel nome la dedica al Santo, ma si sostituì il Solariolo con  “alla palla”,  in quanto qui si trovava la congregazione dei facchini, o come scriveva sempre il Latuada, in quanto qui si trovava un “atrio spazioso (…ove..) tre giorni la settimana si fa pubblico mercato d’ogni sorta di latticini”. Vi era in oltre un grande magazzino (“fondaco”) dell’olio necessario per i fabbisogni della città. Olio che peraltro poteva essere qui trasportato senza l’obbligo di pagare i costi del dazio, essendo “immune da ogni gabella senza molestia de’ venditori e compratori”.
Vediamo qui sotto nella mappa di Giuseppe Pezze (1856) la zona con ancora l'indicazione delle due contrade. Già nella cartografia Vallardi del 1883 la via apparirà invece indicata con l'unico attuale nome.



Bibliografia

Latuada S., Descrizione di Milano, tomo III n. 93, 1737
Verri P., Storia di Milano, tomo I volume I, 1834

mauro colombo 
luglio 2014