La storia di Milano, i suoi luoghi, i suoi personaggi. Un blog di Mauro Colombo

La storia di Milano, i suoi luoghi, i suoi personaggi. Un blog di Mauro Colombo

lunedì 19 febbraio 2018

Il comune dei Corpi Santi: la Milano oltre i bastioni


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Nel 1782 il vasto territorio prettamente agricolo (cascine e borghi) che circondava Milano, oltre la cerchia dei bastioni spagnoli, fu organizzato in un unico Comune autonomo, detto "dei Corpi Santi".
Ne risultò un comune a forma di ciambella, dove il "buco" era Milano. 
Questo ente territoriale fu da subito dotato di propri deputati dell'estimo, dell'imperial regio cancelliere delegato, di un esattore e naturalmente di un sindaco e sei consoli.
Venne parificato a tutti gli altri comuni foresi, tanto in campo fiscale che in materia di fazioni militari.
Il nome, secondo una tradizione tra le più seguite, deriverebbe dal fatto che era usanza, fin dai tempi dell'affermarsi del cristianesimo, di seppellire i corpi dei martiri cristiani fuori le mura cittadine.
Anche altri comuni lombardi avevano, fuori le proprie mura, un comune detto dei Corpi Santi: era ad esempio il caso di Pavia, di Como, di Cremona.
milano corpi santi
L'arrivo delle armate rivoluzionarie francesi (che entrano in città il 14 maggio 1796) segnò il tentativo di annettere questo comune suburbano a Milano.
A tal proposito la neonata Repubblica Cisalpina promulgò la Legge 2 nevoso anno VI repubblicano (22 dicembre 1797) per l'aggregazione dei Corpi Santi alle municipalità del comune di Milano, in esecuzione della legge del 29 frimale anno VI.
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L'articolo IV sancì la soppressione della dizione Corpi Santi, da sostituirsi con la dizione Circondari esterni del comune di Milano. La legge conteneva una lista davvero infinita di cascine e borghi che venivano assegnati, a seconda di dove si trovassero, ad ognuno degli 8 rioni cittadini.
Tuttavia il processo aggregativo non fece mai in tempo ad andare concretamente in porto, e con il ritorno definitivo degli Austriaci (1814) i due Comuni tornarono ad essere (meglio si direbbe rimasero) separati.
milano comune corpi santi
Nel 1860, sull’onda di una medesima richiesta fatta dalla città di Pavia, Milano, per bocca del suo sindaco, Antonio Beretta, aveva fatto domanda di un congruo aumento del proprio territorio giurisdizionale, poiché moltissime persone residenti nella fascia sub-urbana dei Corpi Santi fruivano dei vantaggi economici derivanti dalla vicinanza alla città, nella quale quotidianamente entravano per lavorare e esercitare varie professioni, senza tuttavia partecipare agli oneri che la città imponeva ai propri cittadini. Insomma, alla Giunta municipale tutto questo non sembrava uno scambio equo.
Alla nascita, nel 1861, del Regno d’Italia, il comune dei Corpi Santi risultava avere una popolazione residente di 48.359 abitanti.
In base alla legge sull’ordinamento comunale del 1865, il comune dei Corpi Santi veniva amministrato da un sindaco, da 6 assessori e da un consiglio di 30, poi 40, membri. 
La sede era, paradossalmente, dentro la città di Milano, in via Crocefisso 11. Ma la scelta era dovuta al fatto che anche il sindaco (l'ultimo fu il dottor Noè) e i quasi tutti gli assessori e i consiglieri erano residenti in città.
L'ultimo censimento utile che abbiamo, quello del 1871, aveva fissato la popolazione dei Corpi Santi in 62.976 residenti.
La fine di questo Comune fu sancita con il Regio Decreto 1413 del 1873: nonostante due deliberazioni contrarie proprio del comune dei Corpi Santi, questa zona suburbana fu aggregata a Milano a partire dal 1° settembre 1873.

Per le problematiche e le polemiche politiche di questa travagliata unificazione, dettata soprattutto da motivi fiscali, leggi l'articolo relativo.


Mauro Colombo
febbraio 2018
maurocolombomilano@virgilio.it

giovedì 8 febbraio 2018

La mai realizzata galleria di piazza Scala


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In giallo, casa Brambilla nel 1914

Nel 1911, terminati i lavori per la costruzione dell'imponente palazzo per la banca Commerciale Italiana su progetto di Luca Beltrami in piazza Scala, sul lato di via Case Rotte (vedi l'articolo dedicato alla piazza), l'interesse degli urbanisti si rivolse al lato opposto, il lato sud, quello che già ospitava il voltone della galleria.
scala galleria brambillaQuesto lato era caratterizzato dall'edificio chiamato "casa Brambilla", risalente alla seconda metà dell'ottocento. Era famoso per i suoi caldi inserti in cotto, tanto da valergli il soprannome di "casa rossa".
Il palazzo era sorto per iniziativa dei fratelli banchieri Pietro e Giovanni Brambilla, su progetto dell'architetto Pestagalli.
Passato in proprietà della banca Unione e poi del credito mobiliare italiano, fu acquistato infine dalla CoMit.
Nel marzo 1914 venne presentato alla stampa cittadina un impegnativo progetto: demolire il palazzo e costruire un lussuoso albergo, che ospitasse al suo interno una galleria commerciale, larga sei metri e alta 9.
Questa avrebbe dato riparo a innumerevoli negozi di lusso.
La galleria sarebbe sbucata in via Pellico, nel punto dove la via piega a gomito.
Secondo i progettisti, il tutto sarebbe stato pronto nel 1916.
Arrivò invece la guerra, e con essa la sospensione di qualsiasi iniziativa urbanistica.
Accantonato il progetto, il palazzo Brambilla venne demolito nel 1919, e nel 1924 il lato sud della piazza vide il nuovo edificio CoMit, anche questo di Luca Beltrami, quello che ancora oggi vediamo.

Mauro Colombo
febbraio 2018
maurocolombomilano@virgilio.it




giovedì 1 febbraio 2018

Le Varesine: da stazione a luna park


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La vecchia centrale
Con l'inaugurazione avvenuta nel 1931 della nuova  (ed attuale) Stazione Centrale, la vecchia (che sorgeva in quella che oggi è piazza della Repubblica) venne dismessa, e quindi demolita nel 1932.
Assieme ad essa, gradualmente, furono demoliti anche i raccordi e i rilevati ferroviari.
In piazza della Repubblica si possono ancora notare i terrapieni che conducevano alla stazione, il cui   piano di calpestio era di circa sette metri più elevato del piano stradale (quota campagna).
Scomparve così il lungo viadotto delle linee che arrivavano da est e da sud, e che insisteva sulla direttrice degli attuali viali Tunisia e regina Giovanna (che liberati in quel periodo delle massicciate, iniziarono a essere riqualificati).
Sopravvisse invece il rilevato verso ovest, quello delle linee provenienti da Novara, Gallarate e Varese. Queste linee finirono così con l'attestarsi in una modesta stazione, a porta Nuova, presto ribattezzata "delle Varesine", affacciata sulla via Galilei.
veresine porta nuova galilei
Per i milanesi di quegli anni, le Varesine rappresentavano la stazione degli svaghi estivi, visto che viaggiando verso Varese si incontravano numerose località di villeggiatura all'epoca molto ambite.
porta nuova varesine galilei

galilei nuova porta varesine

stazione garibaldi nuova veresineLa stazione delle Varesine prestò dignitoso servizio fino al 5 novembre 1961: quel giorno, all'alba, il traffico ferroviario venne attestato qualche centinaio di metri prima, dove era sorta la nuova e moderna stazione di porta Garibaldi (che venne completata negli anni successivi e più volte rimaneggiata e ampliata).
Così, anche la stazione delle varesine fu demolita, e i binari rimossi: ne risultò una spianata fangosa, che ospitò per anni un frequentatissimo luna park stabile, oltre a vari circhi di passaggio, che qui trovavano spazio a volontà.
varesine luna park stazione treni ferrovieNel 2004 iniziarono le opere per riqualificare la zona: si innalzarono, un po' alla volta, i moderni grattacieli di Porta Nuova, tra Gae Aulenti, Melchiorre Gioia, Galileo Galilei. 
varesine porta nuova
il Luna park delle Varesine
Leggi anche: Dal deposito locomotiva alle torri di Porta Nuova.
Inoltre, sulla nascita della vecchia centrale: La nascita di via Principe Umberto (oggi Turati)

Mauro Colombo
febbraio 2018
maurocolombomilano@virgilio.it








venerdì 19 gennaio 2018

Via Binda: dalla Musical Film al cinema Europa


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Quando Edoardo Sonzogno decise di ritirarsi a vita privata, dispose nel 1913 che il suo impero fosse diviso in due parti: l'attività tipografico-libraria andò al nipote Riccardo, mentre la casa editrice musicale andò al nipote Lorenzo (detto Renzo).
Questi, interessato ad espandere l'attività sfruttando la novità del momento, e cioè il cinematografo (presentato a Milano nel 1896), fondò una manifattura di produzione cinematografica. 
musical film milano sonzogno via binda
Un tipico teatro di posa, primi anni del '900
Ingaggiando una manciata di professionisti impiegati nei teatri milanesi (attrezzisti, elettricisti, trovarobe, scenografi), essendo abbastanza usuale lo scambio tra lavoratori del cinema e del teatro, costituì il 16 febbraio 1914 la Musical Film, con sede legale in via santa Margherita. Solo quell'anno, in città, erano state fondate altre quattro case cinematografiche!
Per iniziare le riprese del primo film, "La reginetta delle rose" (trasposizione del lavoro teatrale di Giovacchino Forzano) venne costruito un apposito teatro di posa, in via Binda 4, alla Barona (vicino al naviglio Grande e alla chiesa di san Cristoforo).
La Musical Film risultò essere poco più di una cometa nel settore del cinema pionieristico: una decina di film realizzati, e cessazione dell'attività già nel 1917. I suoi film erano legati al già superato concetto del "teatro filmato", con un linguaggio troppo letterario per poter essere apprezzato da un vasto pubblico. E il periodo bellico di certo non aiutò.
musical film milano via binda sonzogno d'annunzioL'ultimo film, un insuccesso di critica e pubblico tanto quanto i precedenti, fu "La crociata degli innocenti" (basato sull'omonima opera di D'Annunzio, che ne firmò anche la sceneggiatura).
Il teatro di posa e i magazzini furono così smantellati. Tuttavia l'edificio teatrale fu riconvertito senza mutare troppo la sua vocazione: divenne un cinema e presto fu conosciuto con il nome di Universale. Una semplice ma affollata sala di terza visione.
Durante la seconda guerra muterà il nome in Cinema Europa, ritagliandosi il proprio spazio per tutti gli anni cinquanta e sessanta.
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via Binda, al centro, il basso edificio del cinema Europa
Nel 1976 chiuse infine i battenti, trasformandosi in discoteca.
L'edificio è stato recentemente demolito (2008), e al suo posto è stato innalzato un moderno palazzo residenziale.
Un altro pezzo della storia di Milano sparito per sempre.
 
musical film milano sonzogno

Bibliografia
De Berti R., Un secolo di cinema a Milano, 1996


Mauro Colombo
gennaio 2018
maurocolombomilano@virgilio.it








lunedì 8 gennaio 2018

Il binario di servizio tra naviglio Grande e Pavese

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L'apertura della linea ferroviaria Milano-Mortara, avvenuta nel 1870, favorì la nascita di numerose realtà industriali lungo il suo percorso cittadino, parallelo a quello del naviglio Grande, che già era risultato un eccezionale volano per le industrie.
naviglio ponte levatoio richard ginori cartiera binda binariCosì, la Richard Ginori, che era sorta sulle rive del canale per sfruttarne i trasporti via acqua, non volle perdere l'occasione di collegarsi anche alla ferrovia.
Risultando però separata dalla strada ferrata proprio dal Naviglio, fu necessario costruire un ponte con meccanismo levatoio, sul quale i vagoni merci potessero transitare all'occorrenza ed entrare nei cortili della fabbrica. Senza ostacolare, naturalmente, la navigazione.
Il ponte in ferro (non più in uso, e recentemente ridipinto di un verde chiaro) fu posizionato nel 1908. Abbassandolo a livello del piano stradale, i carri merci potevano uscire dalla linea Milano-Mortara, scavalcare il naviglio, ed entrare alla Richard Ginori.
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Dopo alcuni anni, altre fabbriche sorte in zona Barona vollero essere servite dalla ferrovia, e così il binario di servizio venne allungato. Giunse così a lambire e a servire il vasto deposito di idrocarburi della società Victoria (oggi un terreno abbandonato accanto a via Santander, dove ancora si nota il tracciato ferroviario).
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Quando anche la Cartiera Binda, alla conca fallata, sul naviglio Pavese (via Chiesa Rossa) volle sfruttare la ferrovia (e non più solo il naviglio pavese), fece allungare notevolmente il percorso del binario fino ai propri opifici.
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Venne così a crearsi un binario di servizio che di fatto univa i due Navigli, correndo lungo la via Watt (in fondo alla quale intersecava il tram 12 proveniente da via Pestalozzi), poi la via Tosi, e parallelamente al corso dello scolmatore dell'Olona si spingeva in campagna, fino ad intersecare la antichissima via Moncucco. Il binario passava accanto alla cascina Monterobbio (ancora esistente) e giungeva infine alla cartiera.
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via WATT
Eccezion fatta per le via Watt e Tosi, il restante territorio attraversato dal vecchio binario ha subito negli ultimi cinquant'anni forti sconvolgimenti, con l'apertura di viale Famagosta e del raccordo autostradale A7
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Solo rare fotografie,  mappe cittadine e una interessante foto aerea possono oggi testimoniare questo spaccato della Milano industriale, che sparì progressivamente nei primi anni sessanta. 
Il ponte levatoio a servizio della Richar Ginori rimase invece in uso per tutti gli anni settanta.
Si può ancora indovinare, qua e là, il tracciato del lungo binario, sicuramente ritengo sia una inconfondibile traccia quella tra lo scolmatore Olona e il terreno abbandonato della società Victoria, almeno fino a quando anche quel tratto di terreno non verrà riqualificato.


mauro colombo
gennaio 2018
maurocolombomilano@virgilio.it